Proponiamo la prima parte di un articolo di Caterina Botti, in cui la filosofa approfondisce il tema dell’etica della cura.
La prospettiva proposta ci pare molto rilevante in un’ottica educativa, con particolare riferimento alla prima e primissima infanzia. Sulla base di una visione degli esseri umani come interdipendenti, quindi come  fragili e vulnerabili proprio perché dipendenti, la moralità viene intesa nella forma della cura dell’altro, nella sua concretezza e particolarità, assumendosi la responsabilità di sviluppare relazioni che “lo facciano e ci facciano fiorire”. Una vulnerabilità che è accentuata nel caso dell’infanzia, e un “far fiorire” che ben corrisponde alla finalità educativa. Non solo. Nel tracciare gli sviluppi dell’etica della cura, Botti mette in rilievo l’interpretazione secondo cui la cura non resta confinata nella presa in carico dei bisogni dell’altro, ma diventa attenzione per la sua possibilità di esprimersi, sfidando gli sfondi materiali e simbolici che censurano la sua “voce” all’interno di relazioni di potere  oppressive.
Se si legge questa proposta avendo come riferimento la “voce” dell’infanzia, la sfida per chi educa diventa mettersi autenticamente in ascolto, non solo di quella” voce” per “farla fiorire”, ma dei propri universi discorsivi di riferimento (idea di bambino come soggetto più o meno capace e/o detentore di diritti) per acquisirne consapevolezza e lasciarli trasformare da ciò che resiste all’assimilazione.

Caterina Botti
Dip. di Filosofia
Sapienza Università di Roma

L’intento di questo testo è quello di mostrare come si può riconfigurare la comprensione della bioetica a partire da una riflessione sull’etica sostanzialmente diversa da quella che ne ha caratterizzato lo sviluppo, e cioè a partire da quella che fa perno sulla nozione di cura.
Nell’illustrare la possibile interazione tra la bioetica e l’etica della cura non intendo però solo proporre una riconfigurazione della riflessione in bioetica ma anche mostrare la ricchezza di stili riflessivi che, come l’etica della cura, ma non solo, aprono a nuovi modi di pensare alla soggettività, all’umanità e alla moralità.

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Vulnerabilità, relazioni e cura. Ripensare le bioetica
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