Le qualità delle strategie della partecipazione

 

Nella nostra società iperveloce dove le persone sono assediate da miriadi di opportunità non coglibili in un tempo ineludibilmente limitato, si fanno largo nuove vulnerabilità che attraversano ceti sociali che non avevano mai conosciuto prima d’ora la difficoltà di arrivare a fine mese e che per un certo periodo hanno provato vergogna nel chiedere aiuto, per evitare le “stimmate” del fallito in una clima culturale che ci vuole iperprestativi. Oggi questa vergogna si è trasformata in risentimento anche a motivo della “disintermediazione” delle istituzioni avvenuta grazie alla trasformazione radicale dell’immaginario operata dalle nuove tecnologie (o sei veloce e sei online o non esisti). Le istituzioni possono recuperare il loro ruolo di casa di tutti e di decoder delle ideologie solo a patto di costruire un dialogo serrato coi cittadini a partire dalla costruzione di risposte utili, concertate e quotidiane. La scuola che è da sempre il luogo cruciale nella costruzione del rapporto cittadini-istituzioni, ospitando al suo interno tutti i ceti sociali, con un mandato di occuparsi del futuro (i figli), sembra essere il contesto più adeguato per tale ricostruzione. Poiché nidi e materne incontrano  genitori in genere maggiormente permeabili alla riflessione sul loro ruolo sociale (avendo figli piccoli), e avendo un mandato più flessibile rispetto ai livelli successivi della scuola, che sono invece gravati dallo svolgimento del programma scolastico ministeriale, possono a ragione considerarsi il luogo più importante di questo decisivo percorso di ricostruzione di fiducia tra cittadini e istituzioni. È un percorso non facile che richiede nuove competenze, ma la strada della democrazia nei prossimi anni passa anche e forse soprattutto da qui.

Psicosociologo

Da trent’anni allestisce percorsi partecipati intorno all’erogazione dei servizi sociali ed educativi.

Negli ultimi dieci anni  si è occupato soprattutto del crescente disagio invisibile del ceto medio impoverito.

Insegna all’Università cattolica di Milano nel corso di psicologia clinica e di comunità. 

Articoli

Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilità

 

Gino Mazzoli