Un linguaggio visivo, incisivo, sensoriale, poetico, sensibile, metaforico. Cioè vicino a quello intenso dei bambini.

 

“Il mio cavallo ha zoccoli d’agata
e garretti lievi come ali d’uccelli.

Una freccia iumata è il suo corpo,
la sua coda è una nuvola nera.

La sua criniera è di vento.

Due grandi stelle ha per occhi,
le sue orecchie sono come piante di mais,
e la sua testa è fatta di acque impetuose
che sgorgano da sacre sorgenti.

I suoi denti sono candide conchiglie
che serrano briglie d’arcobaleno.

Quando il mio cavallo nitrisce
altri cavalli multicolori si accostano,
snelli e veloci come donnole.

Quando il mio cavallo nitrisce
io mi sento al sicuro”

Canto Navajo

57 canti Navajo, Arnoldo Mondadori, Milano 1998

 

20 giugno 1914. Lettera di K.G a Mary Haskell

Voglio mostrarti la cosa più importante che ho mai dipinto in vita mia, Mary: un ritratto di mia madre , ricostruito a memoria.

E’ un ritratto della sua anima, senza alcun artificio estetico o tecnico. Si è manifestato esattamente nella forma in cui volevo si manifestasse. La sua anima è lì, nella sua semplice maestosità.

Riesco a vedere mia madre solo quando chiudo gli occhi; in realtà, la pittura è un’estensione della visione, come la musica lo è dell’ascolto.

Quando creo qualcosa, desidero che qualcuno pensi: ” Esistono altri mondi, silenziosi, remoti, solitari,distanti: dove la vita si mostra con tutta la sua intensità. Andiamoci”.

 

Paulo Cohelo – Kahlil Gibran, Lettere d’amore del Profeta,  Bompiani, Milano, 1998-2013

Due diversi accessi al “ritratto”, a quesiti interpretativi…

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