La Partecipazione è il fondamento per una vita sociale significativa e di tipo democratico. Gaber cantava: “libertà è partecipazione!”. La partecipazione rende vitali i servizi educativi della prima infanzia e oltre, e, nella prima infanzia, la partecipazione attiva dei genitori è essenziale per la stessa relazione col proprio figlio/a. Anche la partecipazione attiva di ogni componente del personale, intesa come condivisione, riflessione insieme, formazione, è essenziale per la qualità del servizio educativo. Ma mi voglio soffermare sulla Partecipazione dei bambini e delle bambine e, in particolar modo, sul ruolo dell’adulto, in questo caso educatore o insegnante, nel permettere, favorire, la capacità, intesa come possibilità di ogni bambino e bambina, di partecipare secondo i propri tempi e i propri interessi alla conoscenza del mondo.

Pikler, Montessori e comunque le Pedagogie Attive vanno tutte in questa direzione ma, per la mia esperienza di pedagogista e formatrice, mi sembra che spesso non sia chiaro nella sua interezza e complessità il significato e il senso dell’azione educativa quotidiana e il ruolo che ha l’adulto nella formazione della personalità soprattutto  per quanto riguarda gli aspetti intersoggettivi, relazionali e sociali, quindi culturali, del bambino e della bambina.

La Partecipazione, intesa come atteggiamento sociale partecipativo, è un apprendimento di tipo culturale che si introietta nei primi anni di vita come e insieme all’ “abitudine” al ragionamento e alla riflessione personale, ( far domande e cercare risposte), alla fiducia in se stessi e all’autostima. Senza abitudine al ragionamento e alla riflessione, senza autostima e fiducia in se stessi è sicuramente più difficile esprimersi e partecipare.

L’articolo di Bruner e il commento di Clotilde Pontecorvo pubblicati nei materiali della commissione “diritto all’educazione: quale accessibilità? Per chi?” confermano l’importanza del ruolo dell’adulto nella relazione con i bambini nei primi anni di vita e come i bambini e le bambine colgano non solo i gesti e le parole dell’adulto ma anche l’intenzione che dà significato all’azione….

La riflessione sui significati più profondi delle nostre azioni, dei nostri gesti e parole, delle nostre modalità di relazione interpersonale, ma anche dell’organizzazione del nostro servizio educativo, della organizzazione degli spazi e dei tempi, nonchè delle nostre credenze e valori culturali ci aiutano alla maggior comprensione di noi stessi e alla coerenza del nostro fare educativo quotidiano con l’idea di bambino attivo e autonomo. La consapevolezza del nostro fare educativo permette inoltre di comprendere meglio la portata e la funzione che, volenti o nolenti, abbiamo nella formazione della personalità del bambino e della bambina e nella trasmissione e introiezione di credenze e valori culturali di fondamentale importanza sociale che il bambino coglie dal nostro operare.

Nei primi anni di vita poter avere soddisfazione e piacere nella riflessione , nel ragionamento, nel pensiero ipotetico, nella scoperta, nell’ascolto, nella ricerca insieme e nelle risposte trovate insieme e non certe, piuttosto che sperimentare l’abitudine alla delega, a recepire le richieste da parte dell’adulto, non necessariamente esplicite, di obbedienza, passività, competizione, a ricevere risposte “certe”, cambia sostanzialmente l’acquisizione da parte del bambino e della bambina di valori culturali di tipo democratico piuttosto che direttivi/autoritari, e di atteggiamenti e comportamenti di tipo collaborativo e partecipativo piuttosto che passivo e competitivo.

Diritto a partecipare – Una riflessione di Ermanna Curina

One thought on “Diritto a partecipare – Una riflessione di Ermanna Curina

  • Sono perfettamente d’accordo sul ruolo fondamentale della partecipazione. Da insegnante di scuola dell’infanzia credo che lo spazio della scuola e della sezione cambia valore quando i bambini partecipano, discutono, negoziano, regole, attività, modi di fare le cose, idee per fare le cose. Credo non si discuta mai abbastanza tra operatori dell’importanza di questo atteggiamento, che necessita di competenza, lavoro, riflessione su stessi e su se stessi con gli altri. Come un movimento e una crescita, che deve essere supportata. Che deve essere pensata e condivisa.

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