Cronache e ricerche ci descrivono bambini ingabbiati in impegni, compiti e prestazioni che spesso si travestono come pratiche educative, ma viste con attenzione sono spesso occasioni per misurare le competenze del bambino. E se invece bastassero occasioni di gioco, di palestre di “coraggio, altruismo e fantasia”, nonostante le “spalle strette”?

“Quando si parla di creatività tutti si riferiscono direttamente e indirettamente alla fantasia del bambino, o per essere più precisi, alle sue proprietà celebrali. Einstein considerava la fantasia più importante della conoscenza. Il cervello del bambino è caratterizzato da una grande plasticità, cioè dalla straordinaria proprietà di cambiare funzione e anche struttura in relazione agli stimoli che riceve dall’ambiente in cui vive. È il periodo più importante della vita, quello in cui l’individuo ha la grande proprietà di modificare il suo cervello e contribuire alla sua costruzione. Per questo, per la plasticità celebrale, il tempo della prima infanzia è chiamato periodo critico o periodo sensitivo.

Le esperienze della prima infanzia sono quindi particolarmente significative per la preparazione del cervello individuale; geni ed esperienze, durante il periodo critico, costruiscono un potenziale cervello creativo, mentre altri fattori, come la situazione sociale ed economica, ne permettono o ne facilitano le manifestazioni. Il bambino, da un punto di vista celebrale, è potenzialmente il più creativo degli scienziati e degli artisti, solo che le sue produzioni vengono apprezzate raramente dalla società degli adulti, perché non presentano quelle caratteristiche di utilità, di interesse di empatia per la società dei giudici che sono gli adulti.

La caratteristica del bambino è di avere un cervello libero, pulito dalle routine di servizio legate alla sopravvivenza quotidiana, e l’atteggiamento spensierato del gioco che è nel bambino, e talvolta anche nell’adulto, è il cibo celebrale più sano e nutriente.

La persona creativa cerca di rimanere sotto molti aspetti infantile, ci dicono gli psicologi, e questa strategia comprensibile e utile è un inno alla fantasia e alla libertà di pensiero del bambino”,

LAMBERTO MAFFEI, Elogio della lentezza, Il Mulino, Milano 2015, pp. 128-129.

 

Basta calci di rigore!

One thought on “Basta calci di rigore!

  • La domanda è retorica e il concetto noto da decenni, oggi conviene evidentemente un sistema che impacchetti e controlli perché è più semplice da gestire, per quanto i bambini siano apparentemente onnipresenti ( nei dialoghi dei genitori, sui social, nella cultura in generale) si è arrivati a questo punto perseguendo l’interesse e per placare l’ansia dell’ adulto.
    Ma “ceLebrale” scritto tre volte in poche righe in un articolo che cita la plasticità neuronale ?

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